Affitti universitari: Trento fra le più care in Italia

350 euro per una stanza singola, 180-250 euro per un posto letto in doppia: tanto paga chi studia da fuori sede a Trento. A parlarne in un’intervista al quotidiano “L’Adige” del 4 agosto scorso è Severino Rigotti, presidente della FIMAA provinciale (Federazione italiana mediatori agenti d’affari).
Con questi prezzi, il capoluogo si posiziona fra le città più care d’Italia, appena sotto i grandi centri: a Milano un posto in singola costa 575 euro al mese, a Roma 399, a Torino 360 e a Firenze 358. Costa invece esattamente come a Trento affittare una stanza a Bologna, altra primaria città universitaria. Ovviamente si parla di prezzi medi, che possono quindi subire profonde variazioni mano a mano che la distanza dal dipartimento o dal centro cittadino aumenta o diminuisce.
Per quanto riguarda Trento, ad esempio, il prezzo per la singola può salire fino a 400 euro per le stanze più comode per raggiungere la propria sede universitaria, e viceversa scendere a 300 per quelle localizzate nei quartieri più periferici. Vale lo stesso discorso anche per il posto letto in doppia (sempre meno ricercato, dice Rigotti), che può oscillare fra i 180 e i 250 euro.
Non è però tutto qui. Al costo dell’affitto va infatti sommato quello per le spese: bollette di vario tipo, dal riscaldamento all’energia elettrica, dall’acqua al gas, dai rifiuti fino alla linea telefonica. Mediamente queste voci incidono sul canone per ulteriori 50 euro, che fanno lievitare quindi ancora di più il costo della vita a Trento.
Tre i fattori, secondo Rigotti, che portano gli affitti trentini a questi livelli. Prima di tutto un mercato immobiliare piuttosto esoso: qui da noi le case costano mediamente di più rispetto ad altre zone d’Italia (eccettuati i grandi centri, ovviamente) e questo si traduce in affitti più costosi per chi non può permettersi di comprare casa. Altro fattore da considerare è il prestigio che l’università di Trento ha ormai a livello nazionale e internazionale: tutte le classifiche proiettano il nostro ateneo ai vertici, aumentandone quindi l’appetibilità per le matricole che cercano una sede per i propri studi. Infine, è da considerare con attenzione la trasformazione della città in centro turistico, che si traduce in un cambio della destinazione d’uso degli appartamenti in affitto. Sempre più proprietari scelgono di affittare ai turisti, spesso in versione bed and breakfast. Questo permette di massimizzare il guadagno, visto che bastano pochi giorni di occupazione al mese per eguagliare gli introiti di un affitto stabile.
L’Opera Universitaria fa quel che può per calmierare i prezzi, offrendo agli studenti un numero di alloggi che ha pochi eguali in Italia. La fame di appartamenti è stanze non accenna però a diminuire, per questo dovrebbero sorgere nei prossimi anni nuove residenze universitarie (nell’area ex Italcementi, ad esempio).
Qualche prospettiva per gli alloggi agli studenti la offrirebbe pure il quartiere Le Albere, che già ospita la BUC – Biblioteca Universitaria Centrale – e molti appartamenti in affitto. Il problema, in questo caso, è però come un quartiere nato come struttura d’élite (e in parte già occupato da persone che cercavano proprio questo) possa convertirsi in soluzione abitativa per studenti senza perdere valore.
Un bel dilemma, da cui non sarà facile uscire. 

26 agosto 2019

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